Cicloturismo, in Friuli Venezia Giulia inaugurate due carrozze per ospitare 64 bici

Il Friuli – Venezia Giulia viene incontro agli amanti della bici. In particolare, un’interessante novità riguarda coloro che si muovono sia in bici che in treno, grazie all’inaugurazione di due nuove carrozze che possono ospitare fino a 64 bici. Una bella notizia su un tema molto sentito e che tanto sta facendo discutere da quando Trenord ha vietato le bici sui propri treni, per poi fare retromarcia, anche se soltanto parziale, a seguito delle numerose proteste che erano scaturite dalla decisione, sicuramente contraria agli appelli delle varie istituzioni a usare la bici e anche al sentimento dei cittadini che hanno risposto molto favorevolmente al bonus bici.

Il nuovo servizio sarà operativo tutti i weekend lungo la linea Trieste – Tarvisio, arrivando al confine con l’Austria, proprio all’inizio della ciclovia Alpe Adria, una delle infrastrutture più bike friendly a livello europeo e che, come ha sottolineato anche la FIAB, permetterà al ciclismo di essere anche un’importante veicolo di turismo. La federazione italiana ambiente e bicicletta ha quindi invitato tutte le altre regioni a seguire l’esempio del Friuli Venezia-Giulia, dove soltanto nello scorso anno hanno viaggiato in treno 38 mila bici, con una crescita del 21,8% rispetto all’anno precedente. Un esempio virtuoso e importante incentivo al Cicloturismo, non solo italiano.

“La notizia è ottima: ora bisognerebbe replicare questo schema per proporlo anche alle altre Regioni – ha commentato Massimo Gaspardo Moro, consigliere nazionale FIAB con delega all’intermodabilità – Mi viene in mente il caso del Piemonte: anche la linea Cuneo-Ventimiglia che attraversa zone stupende, ma con forti dislivelli, necessiterebbe di una buona offerta per il cicloturismo. Avere un servizio ferroviario di appoggio è fondamentale. Se ci si limita a offrire spazi bici organizzati in modo rigido, ovvero un tot di posti e basta, ci si scontra con la flessibilità che richiede un servizio regionale”.

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A cura di Nino De Maio

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