Lunghe code davanti ai negozi e scorte di bici esaurite. È uno dei primi effetti del Bonus Bici, la misura inserita dal Governo nel Decreto Rilancio per incentivare l’acquisto di biciclette e mezzi della micromobilità elettrica. Il buono mobilità permette di risparmiare fino a 500 euro (o fino al 60% della spesa sostenuta) per chi acquista una bici a partire dal 4 maggio 2020 e fino al 31 dicembre 2020, con i fondi stanziati soggetti ad esaurimento. Il provvedimento è stato approvato il 17 maggio scorso, ma chi ha acquistato finora una bicicletta non si è ancora visto restituiti i soldi spesi: per ottenerli, nella prima fase che precede la creazione di un’apposita piattaforma web, farà fede come giustificativo di spesa soltanto la fattura e non lo scontrino.
Il Bonus Bici è una misura che va ad inserirsi in un contesto molto più ampio di svolta verso una mobilità sostenibile. La recente pandemia coronavirus ha infatti consigliato ai governi di rivedere i vecchi sistemi di trasporto. I mezzi pubblici non permettono sempre di rispettare il distanziamento sociale e il loro utilizzo massiccio contribuisce ad elevare l’inquinamento derivante dall’emissione di CO2 nell’aria. Per questo, accanto all’adozione dell’incentivo all’acquisto, si sta ragionando anche sull’ampliamento delle reti ciclabili. Il tutto, almeno per adesso, con buona pace dei rivenditori e delle officine, che si sono trovati sommersi da una quantità di richieste insolita e sconosciuta nell’epoca moderna.
La chiusura delle attività commerciali per due mesi durante la fase 1 e la paura di molti cittadini nel tornare a circolare regolarmente sui mezzi pubblici, sono tra le concause delle difficoltà con cui stanno lavorando gli esercenti. Moltissimi italiani hanno deciso di fare della bicicletta il loro mezzo del futuro, ma ad oggi il sistema è in tilt. La filiera produttiva sta subendo un cortocircuito pronosticabile, con le aziende italiane che hanno attualmente svuotato tutti i magazzini e i rivenditori che si trovano a dover ricorrere alle forniture estere. Il risultato, come descritto in precedenza, è tutto nelle lunghe file che si creano per un’offerta che supera abbondantemente l’offerta attuale.
Va ricordato, inoltre, che le aziende aggiorneranno in estate le loro collezioni e che chi si attiva per acquistare adesso una bici va incontro al rischio di trovarsi a pedalare su un mezzo già “vecchio”. Diversi rivenditori, infatti, non sono in grado di soddisfare immediatamente le richieste, con le consegne che slittano già in avanti di alcuni mesi. Con la naturale conseguenza di pedalare su un modello della precedente collezione. Tra i dubbi sollevati dai rivenditori c’è inoltre quello di aver affrettato la pubblicazione del decreto senza aver prima predisposto la piattaforma, con dubbi da ambo le parti (negozianti e acquirenti) che neppure le FAQ del Ministero dell’Ambiente sono riuscite a dipanare completamente.
Insomma, se il Bonus Bici sembra rappresentare una svolta tanto apprezzabile quanto inevitabile, a far discutere sono diversi aspetti. Alcuni correggibili (nel breve periodo e in tal senso è apprezzabile la scelta di non ricorrere al click day), altri decisamente mal congegnati. Lo sguardo al futuro di una mobilità dolce si scontra, per ora, con limiti che rischiano anche di soffocare l’entusiasmo dei molti che stanno (ri)scoprendo – o che vorrebbero riscoprire – il piacere di una salutare pedalata. Del resto non bisogna dimenticare che la corsa all’acquisto ha una deadline già fissata: a partire dal 1° gennaio 2021 si torna all’antico, con il buono mobilità riservato soltanto a chi rottamerà un veicolo a motore dall’elevato impatto ambientale.
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